Le modifiche della valutazione della performance e dei meccanismi di accesso alla
dirigenza pubblica sono i tratti caratterizzanti della legge “Disposizioni in materia di
sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale
dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”, cd riforma Zangrillo,
approvata nei giorni scorsi in via definitiva dal Senato. Le sue finalità possono essere così
sintetizzate: la riforma del sistema della valutazione della performance entro il pubblico
impiego, così da orientarle a valorizzare le capacità manageriali dirigenziali ed il profilo
della formazione del personale, nonché a superare una valutazione gerarchica e
“unidirezionale” e la revisione dell’accesso alla dirigenza introducendo il meccanismo delle
progressioni con successiva “osservazione” delle attività svolte.
La norma consta di 3 capi, rispettivamente “Modifiche al d.lgs. n. 150/2009 in materia di
ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle
pubbliche amministrazioni, nonché delega al Governo per la revisione della disciplina degli
organismi indipendenti di valutazione della performance”, “Modifiche al d.lgs. n. 165/2001,
in materia di ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” e
“Disposizioni per le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano”, ed è suddivisa in 16 articoli. Il terzo capo estende alle regioni a statuto speciale
e delle province autonome l’applicazione della norma, compatibilmente con le norme
statutarie di tali enti.
Da sottolineare che il Senato ha approvato lo stesso testo licenziato in prima lettura dalla
Camera e che le modifiche rispetto alla proposta iniziale del Governo sono minime. Il testo
ha avuto una sorta di corsia preferenziale in quanto è stata inserita tra le misure collegate
alla manovra finanziaria.