LA RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO E DELLA VALUTAZIONE

 

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 19 maggio, ha definitivamente approvato i decreti legislativi di riforma del pubblico impiego, cioè la revisione del D.Lgs. n. 165/2001, e della valutazione, cioè la modifica del D.Lgs. n. 150/2009. Questi provvedimenti entreranno in vigore decorsi 15 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire entro il mese o al massimo nei primi giorni del prossimo mese di giugno.
Si può subito evidenziare che la delega conferita dalla legge n. 124/2015 per la riforma del testo unico delle leggi sul lavoro pubblico è stata usata in modo assai timido o, per meglio dire, unicamente per le parti su cui il consenso è ampio, lasciando da parte le innovazioni di maggiore rilievo. La scelta di maggiore rilievo è senza dubbio l’ampia stabilizzazione di lavoratori precari, per la cui valutazione attenta occorre attendere il testo definitivo, ma non si possono non mettere in evidenza le novità in materia di dotazioni organiche, di procedure per le assunzioni, ivi comprese quelle flessibili, l’ampliamento degli spazi riservati alla contrattazione collettiva, la disciplina del fondo per le risorse decentrate, le nuove regole per gli incarichi di collaborazione, l’attribuzione di competenze più ampie agli uffici per i procedimenti disciplinari e, in materia di valutazione, l’avere rimesso la disciplina delle fasce di merito alla contrattazione collettiva, superando i vincoli drastici dettati dal legislatore. Vi sono delle disposizioni sulla sanatoria della contrattazione decentrata illegittima, ma sono molto meno rilevanti di quelle attese. Molti dei principi più innovativi dettati dalla legge n. 124/2015 non sono stati applicati o solamente in misura assai parziale, come ad esempio le nuove modalità di svolgimento dei concorsi pubblici.