Non si è finora dato corso al rinnovo del CCNL del personale delle funzioni locali e
regionali per il triennio 2022/2024 ed allo stato attuale non vi sono spiragli che possono
fare pensare che ciò possa avvenire rapidamente.
Sono stati rinnovati, per lo stesso arco temporale, i contratti del personale delle funzioni
centrali e della sanità, per quest’ultimo è stata stipulata la preintesa. Tali rinnovi sono stati
firmati, come organizzazioni sindacali, esclusivamente dalla CISL e dalle organizzazioni
autonome, quindi senza la firma della Cgil e della Uil. Nel comparto delle funzioni locali, la
firma della Cgil e della Uil, o quanto meno di una delle due, è indispensabile: in mancanza
non si raggiunge infatti il quorum minimo della metà più uno del personale in servizio
misurato attraverso la rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Le organizzazioni
che rifiutano la firma della ipotesi di contratto, evidenziano che le risorse messe a
disposizione (il 6% della spesa del personale) non coprono che una parte minima degli
aumenti inflattivi. Le organizzazioni disponibili alla firma ritengono che questo sia il tetto
massimo degli incrementi che si possono ottenere e che la mancata firma danneggi i
dipendenti, privandoli degli aumenti che possono ricevere.
Le iniziative dell’Aran (una nuova riunione è stata fissata per il 30 luglio) non hanno
smosso le acque ed anzi i toni si sono surriscaldati, c’è da ritenere anche alla luce delle
firme dei CCNL delle funzioni centrali e della sanità. Al riguardo occorre ricordare che la
mancata firma del contratto nazionale determina come conseguenza l’estromissione dalla
contrattazione collettiva decentrata integrativa.
Non è un mistero che il Governo sta esaminando la possibilità di disporre, con una
specifica previsione legislativa, l’applicazione in modo unilaterale degli aumenti consentiti
dalla legge di bilancio.